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“Strumento divino, di straordinaria bellezza, dal suono dolce
e potente, dal timbro profondo. Suonarlo è una ebbrezza”
David Oistrakh, Berlino 1972
Alessandro Berthier, Maresciallo di Francia e principe di Neuchâtel, ebbe questo violino dall’ Imperatore Napoleone I°, probabilmente preda bellica nella campagna di Spagna.
Le schede dei liutai dell’epoca rivelano che il violino fu acquistato più tardi da Vuillaume.
Fu ceduto nel 1895 ad una famiglia nobile francese dalla quale passò al liutaio Emil Germain di Parigi e poi nel 1909 a Emil Hamma di Stoccarda.
Questi aveva appena comperato il Berthier, quando Caressa, altro liutaio parigino, gli telegrafò di portare subito il violino a Ginevra dove aveva un compratore.
Si seppe più tardi invece che era la famiglia di Ferenc de Vecsey, a Berlino, l’interessata.
Il barone Vecsey de Vecse, di Böröllyö e de Izfâga lo acquistò per suo figlio allora sedicenne, che lo suonò fino alla morte (1935). Secondo la rivista “The Strad” (Londra, luglio 1911–vol. 22° n.255) “ lo Stradivarius Maréchal Berthier è in un meraviglioso stato di conservazione, indenne dai soliti spacchetti”.
La vernice di cui è ricoperto è del colore rosso - arancio preferito dal maestro.
Il suono ampio, ricco di timbro è particolarmente adatto per le grandi sale da concerto.
La sua misura è piena e la lunghezza di quattordici pollici e un ottavo. Il fondo di acero a larga fiamma, come molti strumenti di Stradivari di questo che è il suo migliore periodo, aveva forse al centro un nodulo superficiale, che lo stesso maestro coprì con un con un piccolo tassello a forma di rombo scarsamente visibile in fotografia.”
Evidentemente Stradivari aveva lo scopo di utilizzare tutto il legno prezioso per le sue caratteristiche acustiche.
Il violino è noto ancor oggi come strumento di bellezza e di suono eccezionali. Esso ha entusiasmato violinisti come: Principe,D.Oistrakh,Szeryng, Francescatti, Kogan, Grumiaux, Gulli, Brengola, Quarta e molti altri.
E’ uno dei non molti violini superstiti del grande liutaio avente una voce potente e calda, come richiedono le grandi orchestre e sale d’oggi.
E’ citato da Henley, da Doring e da Tonger. Inoltre nelle due edizioni degli Hamma e nel recente libro “I Segreti di Stradivari” di S.F. Sacconi a pag. 173 ed in H.K. Goodkind alle pagg. 478-479 (Larchmont, New York 1972).

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