RECENSIONI

GAZZETTA DI MODENA - martedì 29 aprile 2008
Una conclusione da fiaba per la concertistica
... C'era una volta.
Potremmo raccontare così l'emozionante conclusione della stagione concertistica al Comunale Pavarotti, sembrava a molti di irrealtà fiabesca.
L'atmosfera che si respirava martedì e ha scatenato nel pubblico un incontenibile entusiasmo era infatti d'altri tempi. Si integravano alla perfezione Pavel Berman, talento del violino (figlio di Lazar berman leggenda del pianoforte), direttore abile ed estroso de "I Virtuosi di Mosca". Orchestra da Camera dalla magistrale sintonia, ed un programma eclettico che alla fine ci è parso quasi coerente nell'avviarsi con Mozart approdando a Pablo Serasate, intercalati da Ciaikovskij, Bartok, Brahms, con due fuori programma della distanza siderale come Piazzolla e Liedeslied di Kreisler.
Soprattutto conquistavano il gusto appassionato e genuino della musica, senza compromessi o artifici, e un'esecuzione che, centrata la perfezione, nulla conserva dell'apollineo snobismo che, qualche volta, i concertisti si compiacciono di vantare.
Insomma Berman non solo è un grande protagonista della sua generazione, ma sensibilità, personalità, vocazioni spontanee rigorosamente filtrate dall'instancabile opera di studio, e soprattutto prova ancora il gusto di annodare sul palco e la sala al gioco di complicità, stimolante per ogni virtuoso e gioia per gli spettatori.
Con la solarità mazartiana del radioso Divertimento in re maggiore K136 e la tesa malinconia slava di Souvenir de Florence di Ciaikovskij, la simbiosi fra Berman e "I Virtuosi" è stata subito manifesta: fluidità, gusto melodico senz'ombra di routine, crescendi e diminuendi dall'impalpabile fragilità fino alla baldanza più vibrante, esaltavano la chiarezza della trama musicale leggibile fino all'ultimo dettaglio.
E poi largo al suono profondo del Marechal Berthier e a quello femmineo dell'Elizaveta Petrovna, i due Stradivari utilizzati da Berman per incantarci con la semplicità delle danze di Bartok, toccare i confini possibili dello strumento con Brahms, superarli con la mirabolante carmen Fantasie, donando infine la dolce cantilena viennese dei Liebeslied e la tensione caliente di Astor Piazzolla.
Claudia Paparella

L'INFORMAZIONE - lunedì 28 aprile 2008
Standing ovation per Pavel Berman e gli eccellenti Virtuosi di Mosca
... Si è conclusa in bellezza la stagione concertistica del Comunale di Modena martedì 29 aprile con il concerto del violinista e direttore Pavel Berman (figlio del pianista Lazar Berman) alla testa dell'eccellente orchestra d'archi iVirtuosi di Mosca.
una serata deliziosa, all'insegna del buon gusto. Forse un gusto un pò datato nella lettura dell'oramai ubiquo Divertimento K136, più volta a ricercare l'olimpica leggerezza che il vivace senso drammatico di Mozart, ma sempre ottimo gusto. Il pezzo più sostanzioso del programma era il brillante e appassionato Sestetto Souvenir de Florance di C'aikovskij, trascritto per orchestra d'archi.
Un mio vicino ha espresso il suo disappunto per non averci trovato nulla di fiorentino e ha aggiunto "Chissà cosa avrà fatto a Firenze". Si sa bene che cosa andavano a fare i turisti nell'Italia dell'Ottocento. Ma la musica si godrebbe di più se si ascoltasse senza filtri letterari. Nella seconda parte, Berman ha lasciato la bacchetta e ha sfoderato due portentosi Stradivari, il Maréchal Berthier e l'Elizaveta Petrona, che invece si sente raramente in pubblico, per entusiasmanti miniature delle Sette danze popolari rumene di Bartok, accostate a tre Danze ungheresi di Brahms, trascritte per violino solo e archi. Nelle mani di un musicista sensibile (e tecnicamente preparato) come Berman, la Carmen Fantasie di Sarasate, supermedley virtuosistico di temi dell'opera, non è poi quel crimine contro la musica che ci fan credere alcuni famosi virtuosi "molte-dita-poco-cervello".
Bis: Liebesleid di Friz Kreisler. E poteva mancare Libertango di Piazzolla? Non poteva. Il pubblico di Modena, sempre generoso, per una volta ha fatto venire giù il teatro a ragione.
Paolo Montanari

IL GIORNALE - domenica 27 aprile 2008
Dentro le mille anime di Stradivari
... Il margine di oscillazione si ha tra cifre astronomiche. L'ammontare del costo viene infatti tradotto con cifre rigorosamente a sei zero. Sono i diamanti della musicca.....
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piera Anna Franini

LA REPUBBLICA - sabato 26 aprile 2008
Il tocco cantabile di Pavel Berman per due splendidi Stradivari originali
... Ha 37 anni il violinista Pavel Berman, che lunedì riporta a Milano il gruppo dei Virtuosi di Mosca. Figlio del grande pianista "listziano" Lazar....
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Luigi Di Fronzo

LA PROVINCIA DI CREMONA - venerdì 25 aprile 2008
Stradivari, The King - Capolavori in concerto
... Cremona. Pavel Berman porta in tournée due straordinari strumenti del liutaio cremonese appartenuti a Napoleone e alla Zarina Elizavera.....
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Roberto Codazzi

ARCHI MAGAZINE - martedì 1 aprile 2008
Pavel Berman - virtuoso degli Stradivari
... Incontriamo il violinista e direttore alla vigilia di un'attesa tournée con I Virtuosi di Mosca, nella quale alternerà il Petrovna al Maréchal Berthier. Parliamo della sua formazione, avvenuta in Russia e negli Stati Uniti, degli strumenti che ha suonato e dei concerti con il padre, l'indimenticabile pianista Lazar Berman....
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Luca Lucibello

LA PROVINCIA - giovedì 7 febbraio 2008
Musica ed emozioni per Lazar berman
... Una rosa, offerta da una mano protesa dalla platea al palcoscenico ed appoggiata sul pianoforte coda, ha ricordato mercoledì sera i tre anni esatti trascorsi dalla scomparsa del pianista Lazar Berman. Al Carducci, per ricordare la figura del pianista russo e per offrire una serata di grande musica al pub-
blico della Stagione concertistica in corso, era stato chiamato ad essere protagonista il violinista Pavel Berman in duo con il pianista Vsevolod Dvorkin: nulla di più legato alla vita e umana e artistica del grande Lazar ed alla sua tradizione musicale come il figlio ed un allievo affezionato.
Berman e Dvorkin si sono proposti al pubblico comasco - giustamente numeroso, al Salone Musa di viale Cavallotti -con l’integrale delle sonate per violino e pianoforte di Johannes Brahms, un’ora e mezza filata di straordinaria espressività romantica creata nell’arco di poco meno di un decennio da un Brahms maturo nella solidità compositiva e nella profondità del pensare. Dolcezza e calore emotivo si sono diffusi nel Salone Musa fin dalle prime notedella «Regen-Sonate», la Sonata in sol op. 78: un dialogo fitto e sereno all’insegna dell’intimismo del «Vivace ma non troppo d’apertura», un suono del violino proiettato nell’Adagio verso profondità abissali dell’animo. È proprio il suono scavato del violino di Pavel Berman, in unione con un Dvorkin altrettanto ispirato, che segna l’interpretazione nel senso dell’equilibrio e della proporzione, dentro i confini di una chiave di lettura dell’espressività romantica tutta particolare, a volte diversa da certe scelte cui si è soliti far riferimento, figlia di una matrice culturale come quella della tradizione d’origine dei due interpreti, sicuramente coerente e coinvolgente. Serenità e cantabilità dei temi sono stati l’oggetto della successiva «Thuner-Sonate» ossia l’opera 100 in la maggiore; qui il duo ha trattato i sentimenti con un trasporto più esteriore, alternanza di grandiosità un poco decadente e lirismi, condotti senza indugio a percorrere le corse e i pensieri meditati che Brahms volle in continua alternanza. La terza e ultima Sonata, quell’op. 108 in re minore che è anche quella
generalmente favorita da esecutori e ascoltatori, ha visto Berman e Dvorkin impegnarsi in modo originale dagli scambi concettosi ed aggrovigliati del primo Allegro alle ansie enigmatiche dell’Adagio; ancora una volta la cantabilità intensa di Pavel Berman ha reso giustiziaad alcune fra le più belle frasi cantabili del repertorio romantico, con Dvorkin concentrato e mai sovrabbondante. Lunghi applausi e lo «Scherzo bramsiano» per bis hanno salutato la bella serata.

KULTURA - domenica 20 febbraio 2005
Virtuoso e virtuosi
... A differenza di molti suoi colleghi, Vladimir Spivakov senza troppa gelosia cede il suo posto sul ponte di comando ai direttori d’orchestra invitati. Con l’unica condizione che si tratti di grandi personalità artistiche. Pavel Berman, che si è esibito con i “Virtuosi di Mosca” come violinista e direttore nella sala Svetlanov alla Casa della Musica di Mosca, è proprio una di queste personalità. Pavel è figlio del pianista virtuoso Lasar Barman, noto a livello internazionale, e, come scriveva un giornale americano, “il DNA del padre virtuoso è stato ereditato pienamente dal figlio, ma con un’altro strumento”.
Pavel Berman ha aperto il programma con il pezzo di Alfred Schnitke “Omaggio a Paganini”, carico come sempre per questo compositore di tragiche riflessioni, che in un attimo divengono esplosioni di emozionalità. Brevi citazioni dai Capricci di Paganini, virtuosissimi rebus realizzati con impressionante brillantezza non hanno lasciato dubbi che sul palcoscenico suonasse un violinista fuori classe.
Dopo l’accoglienza calorosa da parte del pubblico dell’“Omaggio a Paganini”, Berman ha sostituito l’archetto del violino con la bacchetta del direttore d’orchestra ed eseguito con i “Virtuosi” la Sinfonia n. 49 di Haydn. Solitamente il primo dei classici viennesi viene interpretato come un felice ottimista, che affronta allegramente il mondo nonostante le difficoltà della propria esistenza. Pavel Berman, rendendo il dovuto al tenace amore per la vita del compositore nelle parti veloci della Sinfonia con i suoi giochi di luci e ombre e la sua robusta energia, ha evidenziato nella prima parte, insolitamente lenta, intonazioni di sospiri e sofferenze, lontani tuoni di drammaticità. Egli era massimamente attento alle più piccole indicazioni dinamiche d’autore, e richiamava alla medesima cura anche i “Virtuosi” con i suoi gesti tondi e morbidi, e loro teneramente disegnavano la cantilena, ammirando con cura ogni melisma, trovando le numerose gradazioni di nuance nelle frasi che si ripetevano.
I “Virtuosi” hanno mostrato come si può dipingere con la musica, suonando la “Suite per l’orchestra d’archi” di Leos Janàcek, il compositore, che cercava il proprio stile musicale nell’avvicinamento all’arte musicale popolare. Nelle danze che compongono la Suite, il gesto di Berman è diventato più energico e risoluto. Egli ha sentito in modo eccelso la forma di ogni parte della Suite come una miniatura compiuta e nello stesso tempo è riuscito ad evitare le parti distaccate unendole con il comune asse della drammaturgia.
In qualche senso Berman probabilmente si è autolimitato, evitando le opere con contrapposizione di forti emozioni, conflitti di caratteri, ma al fin dei conti, perché mai ogni tanto non allontanarsi dalla lotta che sovraccarica la vita quotidiana contemporanea e non ammirare semplicemente la bellezza del mondo circostante? E’ stato proprio questo l’obiettivo voluto e ben realizzato da Pavel Berman con l’aiuto dei “Virtuosi”.
Ed al calare del sipario il maestro ci ha ricordato di nuovo la sua origine fondamentale di violinista ed ha eseguito una serie di bis che hanno costretto il pubblico già ben caldo a scoppiare in esaltanti ovazioni. “Danza Ungherese” di Brahms, “Danza Andalusa” di Sarasate, il valzer “Rammarico d’amore” di Kreisler e finalmente l’abbagliante fantasia della “Carmen” di Bizet- Sarasate, nel cui incalzante ritmo non è mancata neanche una nota – una brillante cascata di virtuosità, passione e bellezza.