ven 01 ottobre 2010 - The Strad PROKOFIEV - VIOLIN SONATAS NO.1 AND NO.2 performance full of temperament and authority, combined with his juvenile charm.. sab 01 maggio 2010 - ENSAMBLE MAGAZINE PAVEL BERMAN... Già dalle prime battute della Sonata per violino nr. 1 Pavel Berman e il pianista armeno Vardan Mamikonian trovano una forza espressiva immensamente densa. Ciò è dovuto probabilmente anche al fatto che solo raramente si sente un suono mixato così bene tra i due strumenti, tale da arrivare così direttamente come se i due musicisti fossero presenti nella stanza. Oscuro e tellurico suona l’angosciante primo movimento. Ma i due non si fanno indurre a una furiosa caccia dall’indicazione dinamica “Allegro brusco” del secondo tempo; anzi riescono a rendere più dense le oscure nuvole create nel primo movimento. Entrambi agiscono qui con un’agogica piena di forza, articolando chiaramente e calibrando con finezza anche gli episodi lirici. In questo modo nasce un mondo sonoro che interpreta l’intera brutalità dei colpi ritmici eseguiti all’unisono come punti d’esclamazione sui vertici della costruzione musicale, mentre sempre di nuovo traspaiono i temi melodicamente adombrati. Ma con tutta questa trasparenza Berman e Mamikonian non dimenticano di speziare il materiale sonoro, intrecciato in modo così spesso, con colori che fanno tendere l’orecchio all’ascoltatore. E così si passa attraverso il terzo tempo che appare come un disteso polo di calma dopo le eruzioni, prima che la musica si faccia strada nel quarto tempo attraverso il continuo cambiamento di ritmo e le meravigliose melodie. Una grandiosa interpretazione senza compromessi e senza il desiderio di velare il suono con una bellezza che nelle frasi musicali non è quasi mai data. Ma anche nella Sonata per violino nr. 2 op. 94a, composta dopo la Sonata per flauto e pianoforte op. 94, i due musicisti dimostrano le loro capacità artistiche; sono in grado di non trasfigurare le melodie così cantabili, bensì di formularle, in relazione all’abile contrappunto, in modo così chiaro che si scoprono aspetti del tutto nuovi di questa sonata così spesso suonata. La trasparenza sembra anche qui essere uno degli imperativi più alti per Mamikonian che costruisce magistralmente e con ricchezza di colori la parte pianistica. Berman invece sfrutta a pieno le possibilità sonore dello Stradivari “Maréchal Berthier”, datogli a disposizione per la registrazione, e dimostra quale potenza di suono abbia lo strumento. Egli lo fa cantare, piangere e saltare ritmicamente in modo pungente. La sua capacità di fraseggio cangiante però non è una conseguenza dello strumento, bensì risiede nella comprensione profonda della scrittura di Prokofiev. Il ritmo viene rispettato in modo molto chiaro e sfruttato come mezzo fondamentale che è una gioia ascoltare questa registrazione e la forza di tensione che qui nasce. Ugualmente senza compromessi si comportano i due protagonisti nell’esecuzione delle “Cinque melodie” op. 35 del compositore. Ma qui con ragione in modo molto più lirico. Nel suo complesso si tratta di una registrazione avvincente e di affascinante sincerità che convince senza l’artificioso desiderio di una bellezza sonora sovrapposta, con la consapevolezza di come rappresentare la musica in se stessa. mar 29 aprile 2008 - Gazzetta di Modena UNA CONCLUSIONE DA FIABA PER LA CONCERTISTICAC'era una volta. Potremmo raccontare così l'emozionante conclusione della stagione concertistica al Comunale Pavarotti, sembrava a molti di irrealtà fiabesca. L'atmosfera che si respirava martedì e ha scatenato nel pubblico un incontenibile entusiasmo era infatti d'altri tempi. Si integravano alla perfezione Pavel Berman, talento del violino (figlio di Lazar berman leggenda del pianoforte), direttore abile ed estroso de "I Virtuosi di Mosca". Orchestra da Camera dalla magistrale sintonia, ed un programma eclettico che alla fine ci è parso quasi coerente nell'avviarsi con Mozart approdando a Pablo Serasate, intercalati da Ciaikovskij, Bartok, Brahms, con due fuori programma della distanza siderale come Piazzolla e Liedeslied di Kreisler. Soprattutto conquistavano il gusto appassionato e genuino della musica, senza compromessi o artifici, e un'esecuzione che, centrata la perfezione, nulla conserva dell'apollineo snobismo che, qualche volta, i concertisti si compiacciono di vantare. Insomma Berman non solo è un grande protagonista della sua generazione, ma sensibilità, personalità, vocazioni spontanee rigorosamente filtrate dall'instancabile opera di studio, e soprattutto prova ancora il gusto di annodare sul palco e la sala al gioco di complicità, stimolante per ogni virtuoso e gioia per gli spettatori. Con la solarità mazartiana del radioso Divertimento in re maggiore K136 e la tesa malinconia slava di Souvenir de Florence di Ciaikovskij, la simbiosi fra Berman e "I Virtuosi" è stata subito manifesta: fluidità, gusto melodico senz'ombra di routine, crescendi e diminuendi dall'impalpabile fragilità fino alla baldanza più vibrante, esaltavano la chiarezza della trama musicale leggibile fino all'ultimo dettaglio. E poi largo al suono profondo del Marechal Berthier e a quello femmineo dell'Elizaveta Petrovna, i due Stradivari utilizzati da Berman per incantarci con la semplicità delle danze di Bartok, toccare i confini possibili dello strumento con Brahms, superarli con la mirabolante carmen Fantasie, donando infine la dolce cantilena viennese dei Liebeslied e la tensione caliente di Astor Piazzolla. lun 28 aprile 2008 - L'Informazione STANDING OVATION PER PAVEL BERMAN E GLI ECCELLENTI VIRTUOSI DI MOSCASi è conclusa in bellezza la stagione concertistica del Comunale di Modena martedì 29 aprile con il concerto del violinista e direttore Pavel Berman (figlio del pianista Lazar Berman) alla testa dell'eccellente orchestra d'archi iVirtuosi di Mosca. Una serata deliziosa, all'insegna del buon gusto. Forse un gusto un pò datato nella lettura dell'oramai ubiquo Divertimento K136, più volta a ricercare l'olimpica leggerezza che il vivace senso drammatico di Mozart, ma sempre ottimo gusto. Il pezzo più sostanzioso del programma era il brillante e appassionato Sestetto Souvenir de Florance di C'aikovskij, trascritto per orchestra d'archi. Un mio vicino ha espresso il suo disappunto per non averci trovato nulla di fiorentino e ha aggiunto "Chissà cosa avrà fatto a Firenze". Si sa bene che cosa andavano a fare i turisti nell'Italia dell'Ottocento. Ma la musica si godrebbe di più se si ascoltasse senza filtri letterari. Nella seconda parte, Berman ha lasciato la bacchetta e ha sfoderato due portentosi Stradivari, il Maréchal Berthier e l'Elizaveta Petrona, che invece si sente raramente in pubblico, per entusiasmanti miniature delle Sette danze popolari rumene di Bartok, accostate a tre Danze ungheresi di Brahms, trascritte per violino solo e archi. Nelle mani di un musicista sensibile (e tecnicamente preparato) come Berman, la Carmen Fantasie di Sarasate, supermedley virtuosistico di temi dell'opera, non è poi quel crimine contro la musica che ci fan credere alcuni famosi virtuosi "molte-dita-poco-cervello". Bis: Liebesleid di Friz Kreisler. E poteva mancare Libertango di Piazzolla? Non poteva. Il pubblico di Modena, sempre generoso, per una volta ha fatto venire giù il teatro a ragione. dom 27 aprile 2008 - Il Giornale DENTRO LE MILLE ANIME DI STRADIVARIIl margine di oscillazione si ha tra cifre astronomiche. L'ammontare del costo viene infatti tradotto con cifre rigorosamente a sei zero. Sono i diamanti della musicca..... sab 26 aprile 2008 - La Repubblica IL TOCCO CANTABILE DI PAVEL BERMAN PER DUE SPLENDIDI STRADIVARI ORIGINALIHa 37 anni il violinista Pavel Berman, che lunedì riporta a Milano il gruppo dei Virtuosi di Mosca. Figlio del grande pianista "listziano" Lazar.... ven 25 aprile 2008 - La Provincia di Cremona STRADIVARI, THE KING - CAPOLAVORI IN CONCERTOCremona. Pavel Berman porta in tournée due straordinari strumenti del liutaio cremonese appartenuti a Napoleone e alla Zarina Elizavera..... mer 23 aprile 2008 - La Stampa VIOLINI SUPERSTAR Ne parla come di persone, le descrive, le considera, le pesa: Il primo ha un suono più maschile, molto profondo, ed è anche un pò più largo, lei invece è più trasparente, più femminile, con un corpo più stretto e piccolo. E mentre le racconta, è come le vedesse, le tenesse tra le mani. Il violinista Pavel Berman parla dei due Stradivari che questa sera - alla Sala Verdi del Conservatorio, inizio ore 21 - alternerà nello stesso concerto, per la stagione dell'Unione Musicale. Ogni strumento musicale ha la sua propria storia e quella di un grande strumento è sempre una vicenda che racconta di cambi di mano e di nome, di interpreti meravigliosi, di momenti di luce e zone d'ombra, dalle quali ogni tanto viene inghiottito per poi riemergere alla vita, alla musica... mar 01 aprile 2008 - Archi Magazine PAVEL BERMAN - VIRTUOSO DEGLI STRADIVARIIncontriamo il violinista e direttore alla vigilia di un'attesa tournée con I Virtuosi di Mosca, nella quale alternerà il Petrovna al Maréchal Berthier. Parliamo della sua formazione, avvenuta in Russia e negli Stati Uniti, degli strumenti che ha suonato e dei concerti con il padre, l'indimenticabile pianista Lazar Berman.... dom 20 febbraio 2005 - Kultura VIRTUOSO E VIRTUOSIIn contrast with many of his colleagues, Vladimir Spivakov gives way gracefully to guest conductors; with one stipulation that the visitor must be a substantial musical personality. Pavel Berman, who appeared with the Moscow Virtuosi as soloist and conductor at the Moscow International House of Music, certainly fits this description. Pavel is the son of the internationally acclaimed piano virtuoso, Lazar Berman. As one American paper put it, “the father’s musical DNA has been inherited by the son, but on another instrument”. Pavel Berman opened the programme with Alfred Schnittke’s Homage to Paganini. As always with this composer a mood of tragedy can change in a moment to an outburst of emotion. A short quotation from the Paganini Caprices was rendered with stunning brilliance, leaving no doubt that an exceptional violinist was performing on stage. The Homage to Paganini was very well received by the audience. Berman then exchanged his violin bow for a conductor’s baton and, with the Virtuosi, performed Haydn’s Symphony No. 49. This first of the classical Viennese composers is usually interpreted as an optimist who presented a cheerful face to the world despite the difficulties of his own personal circumstances. Berman, while acknowledging the composer’s zest for life in the faster movements with its play of light and shade and lively energy, brought out evidence of suffering and distant rumblings of drama in the unusually slow first section. He paid close attention to the smallest details of the composer’s dynamic marking, delicately communicating the same careful attentiveness to the Virtuosi who played the lullaby with great tenderness and careful phrasing, bringing out the nuances in each repeated phrase. The Virtuosi showed how music is able to paint a picture in Janacek’s Suite for String Orchestra where the composer was evolving his own musical style from popular music sources. In the dances that make up the Suite, Berman’s conducting became more forceful and energetic. He responded beautifully to each part in its own particular character, while at the same time avoiding detaching them from the unifying theme of the piece. In some ways Berman was probably restricting himself by avoiding works with strongly contrasting emotion or characterisation. But in the end, why not leave aside the struggles of contemporary life from time to time and simply enjoy the beauties of the world around? This was Berman’s successful objective achieved with the support of the Virtuosi. At the end of the evening the maestro reminded us of his artistic origins as a violinist with a series of encores which brought an already appreciative audience to their feet for a standing ovation. Brahms’ Hungarian Dance, Sarasate’s Andalusian Dance, Kreisler’s “Chagrin d’amour” waltz and finally Sarasate’s dazzling Carmen Fantasy in whose frantic rhythms not a note was lost - the whole thing a brilliant display of virtuosity, passion and beauty. mer 01 gennaio 1997 - Suddeutsche Zeitungit was unbelievably captivating to hear the way Pavel Berman contemplates and embodies every detail and the same time never breaks of it’s entire sab 01 gennaio 1994 - Suddeutcshe ZeitungA grandiose stylist..when Pavel Berman picks up his violin it is mature, serious, unbelievably concentrated artist who leads us through the music with a flawless mastery. No hint of technical difficulties, not the slightest trace of creative uncertainty. At the Herculessaal we witnessed the Munich debut of a violinist destined for a truly great career. ven 01 gennaio 1993 - American Record Guideno higher compliment can be paid than to say that one savoured the kind of magic that audience used to hear from Heifetz ven 01 gennaio 1993 - New York PostWhen Pavel Berman, son of famous Russian pianist Lazar Berman, won the gold medal of the International Violin Competition of Indianapolis three years ago, it seemed almost too good to be true. Could genes carry so much talent (and switch instruments in the process)? The answer came at Carnegie Hall on Sunday afternoon, and it is yes. lun 01 gennaio 1990 - Union Dresden Full of fantasy and at the same time refined, Pavel Berman was skilled at contrast-form soulful expression to rapid fireworks – but the sparkling virtuosity was never an end in itself. Berman’s concern was not for a “brilliant show” but rather to probe deeper artistic regions. With such a distinct technical sovereignty, his open-mindedness, the reverence with which he approached his work, was even more unusual.. lun 01 gennaio 1990 - Dresdener Neuster NachtrichtenThere came a slime and trim youthful figure to the podium. Perhaps one would have considered in Apollo-like Mozart appropriate? And now - as was demonstrated - this phenomenal violinist, who mastered the intricacies technically sovereign, who was able to chastely cover, but also explode; a mature accomplishment…already…a violinist of a great stature ven 12 marzo 2010 - Il Sole 24 Ore 5 DOMANDE A... PAVEL BERMAN
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